venerdì, 06 novembre 2009


i_1Crocefisso ligneo di Michelangelo, 1495

Riguardando le foto di classe delle elementari e delle medie, quelle dove eravamo tutti schierati con la lavagna alle spalle, ho notato che sopra la lavagna c’era un crocefisso grosso così, ma proprio grosso, aiutami a di’ grosso.

Ebbene, sono cresciuto bene, sano di corpo e di mente (almeno credo), privo del dono di qualsiasi fede in uno o più dei, ma dotato di una salutare avversione verso l’istituzione ecclesiastica dominante e nel suo spudorato attaccamento a cose che con la salvezza dell’anima hanno ben poco a che fare (avversione che condivido con molti cattolici, ragion per cui non credo di far torto alle convinzioni religiose di nessuno dicendo queste cose).

Il crocefisso non mi ha danneggiato, benché quello che rappresenta per me sia ben diverso da quello che rappresenta per un cristiano.

Un credente vi vede un promemoria della passione del suo dio, del suo dono di misericordia, del suo sacrificio, del suo essere uomo oltre che dio. Vi vede un motto da proferire a gran voce, una bandiera da innalzare alla vista di tutti, una buona notizia da gridare a gran voce. Non è detto che un credente voglia importi qualcosa mostrandoti un crocefisso, magari vuole solo proporti qualcosa, invitarti a condividere qualcosa d’importante. Ovviamente non è sempre così: qualcuno vuole spaventarti, qualcun altro vuole nascondervisi dietro e giustificare le proprie azioni. Altri ancora (per lo più appartenenti alla suddetta istituzione) utilizzano il simbolo come catalizzatore di consenso.

Io vi vedo, oltre che una macabra rappresentazione di un evento (probabilmente) mitologico, anche una delle numerose testimonianze del pervadere della Chiesa nella vita comune di una collettività che però di quella Chiesa non fa interamente parte, nonché una manifestazione, in verità molto pagana, di una religiosità diffusa e confusa che forse è comune ai più ma poi alla fine con il cristianesimo ha poco a che fare (nessuno mi leva dalla testa che solo una persona su dieci, ad esagerare, sa che significhi professarsi cristiano, e in particolare cattolico).

Il problema della laicità dello Stato non realizzata secondo me esiste, ma esiste anche quello della scarsa attitudine alla tolleranza e al dialogo, e della tendenza a contrastare certi radicalismi con altri radicalismi.

Dunque: il crocefisso per me può stare dov’è stato finora. Se la “lotta” per la laicità parte da lì, è fallita in partenza.
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lunedì, 12 ottobre 2009

calc

Ciao amico!
 

Sei titolare di un’impresa? Che so…un negozio di alimentari, una ditta di serramenti, una società di consulenza, una scuola privata, ecc. 

Se sì, dimmi, in tutta onestà, cosa rappresentano per te i tuoi dipendenti. Sicuramente mi dirai che sono una risorsa fondamentale, senza la quale l’impresa non potrebbe andare avanti. Dei bravi lavoratori, forse…magari non tutti, c’è sempre qualcuno che fa un po’ penare…

Sì ok, siamo d’accordo. Ma perché non mi dici anche che sono una voce di costo importante nel bilancio della tua azienda? Io lo so che bestemmi quando arriva il momento di fare i conti, di rispondere ad una richiesta di ferie o di congedo parentale, di decidere se concedere un aumento che, in un momento di zelo eccessivo e di foga persuasiva, avevi incautamente promesso. Io lo so che il dipendente è un tarlo che rosicchia il tuo margine di guadagno, e che più concedi loro meno resta per te. Io lo so che lo statuto dei lavoratori, così come le leggi sulle imposizioni fiscali e contributive, per te non rappresentano tanto degli strumenti di tutela di sacrosanti diritti civili e di istituzione di altrettanto sacrosanti doveri, quanto delle spade di Damocle che penzolano sulla tua testa. Ma tu, in fondo, che ne sai? Tu pensi a organizzare il lavoro, a curare le pubbliche relazioni, a perseguire strategie di crescita e sviluppo, al resto ci pensa il commercialista, che diamine! È lui che deve far quadrare i conti. Diciamo piuttosto che è lui che conosce certi escamotage per massimizzare i profitti e minimizzare i costi, laddove non sei tu ad arrivarci. E così queste ore gliele facciamo fare in nero, queste altre invece gliele facciamo prendere di permesso, il mese prossimo e il successivo non lo facciamo venire proprio, perché il contratto a progetto scade e non ne possiamo fare subito un altro (sennò toccherebbe assumerlo! e che non si lamenti: può sempre prendere l’assegno di disoccupazione!), e l’aumento di livello per ora lo rimandiamo, e questi straordinari non glieli paghiamo, …

Tu magari ti convinci che è così che deve funzionare, o perché lo dice il commercialista, o perché comunque sai che sennò i conti non tornano.

Cosa vuol dire che i conti non tornano? Forse vuol dire che il tuo guadagno non raggiunge il target minimo che ti sei imposto (sei pur sempre un imprenditore, cazzo!). Beh, se quello è l’obbiettivo primario, allora ogni mezzo è lecito. Oppure vuol dire che l’azienda rischia proprio di chiudere, il che sarebbe un danno non solo per te, ma anche per i tuoi dipendenti. In questo caso, immagino, starai condividendo con loro le difficoltà economiche, e sarai stato estremamente sincero nello spiegare loro la reale situazione, e umile nel chiedere loro di “sacrificarsi” un po’ per il bene comune, e molto cauto nel fare promesse che non sei in grado di mantenere. O no?

Sai chi sono veramente le persone che lavorano per te? Cosa conosci di loro, della loro vita, delle loro famiglie, delle loro aspirazioni, dei loro problemi? Alcuni sono probabilmente dei giovani: questa è una delle loro prime esperienze lavorative; magari sperano, con questo lavoro, di “sistemarsi” e cominciare a metter su casa e famiglia. Sei consapevole di quanto sei importante per loro? È una bella responsabilità! Non è quella di un padre, ma è comunque quella di chi lavora anche per dare solidità e futuro al nostro paese. La senti questa responsabilità? La senti davvero?

Hai assunto recentemente delle giovani donne? Hai chiesto loro se sono intenzionate ad avere presto dei bambini? Attento, potrebbero mettersi in maternità…




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martedì, 06 ottobre 2009
- Ma il muratore che viene a farti i lavori è italiano o straniero?
- E' straniero. Albanese. Vabbè, che differenza fa?
- No...è che io non mi fido più tanto...Vedi quello dell'altra volta, come si è comportato...E poi B. e L., hai visto? Dopo tutto quello che abbiamo fatto per loro, dopo che a lui gli ho lavato e stirato per un anno e pagato la luce, guarda quanta gratitudine, se t'incontrano per la strada passano dall'altra parte...
- ...
- Ormai è un continuo, alla televisione se ne sentono di tutti i colori su questi extracomunitari...non lo so...io non sono mai stata razzista, ma più passa il tempo e meno mi fido...sarà che sbaglio io...
- ...
- E poi, alla fine hanno posti assicurati negli asili per i loro bambini e gli danno anche i soldi, mentre i nostri restano fuori...

E' vero, lei non è razzista. E' anche vero che ne ha aiutati tanti. Non lo ha fatto in cambio di gratitudine, il rispetto però quello sì lo pretende sempre.

Hai voglia di dirle che quelli, di solito, sono disgraziati (sennò non avrebbero lasciato il loro paese), e che è quindi "normale" che tra loro vi siano tassi di criminalità più alti che da noi, e comportamenti meno rispettosi di quelle che sono le nostre regole del vivere civile...

Hai voglia di dirle che i meccanismi amministrativi volti a favorire l'integrazione non sono perfetti, perché necessariamente basati su criteri statistici e "di massa", e non in grado di analizzare le situazioni individuali.

Insomma, è triste assistere a questo graduale processo di chiusura. In lei si manifesta così, in maniera innocua, in fondo. Ma in molte altre persone si manifesta come vera e propria discriminazione, paura e rigetto (ciò che impropriamente chiamiamo razzismo).

Per carità, vi sono anche atteggiamenti volti all'apertura, all'integrazione, alla solidarietà e alla condivisione. Ma "statisticamente" non sono sicuro che il nostro paese stia andando in questa direzione.


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mercoledì, 27 maggio 2009

sb
Oggi un articolo su Repubblica.it parlava di come SB sia in questi giorni particolarmente presente sulla stampa estera, che lo dipinge in maniera non proprio lusinghiera. In particolare l'articolo rimanda ad un altro pubblicato ieri sul Finacial Times. In questo pezzo di sostiene la tesi che non è di un ritorno del fascismo che l'Italia deve aver paura, ma piuttosto dell'effetto negativo che l'operato di SB ed il "cattivo esempio" che lui rappresenta hanno sull'Italia stessa. "Un pericolo", in poche parole.

Bene, questo è anche il mio pensiero, che in parte avevo già esplicitato in altri post. Ma in quell'articolo il concetto è spiegato molto meglio e più efficacemente.

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categoria:res publica, societĂ 
mercoledì, 15 aprile 2009
Il terremoto è meglio di un reality show. I costi di produzione sono bassi. O meglio: sono enormi, ma non sono i produttori TV a doverseli accollare.
Ed il ritorno è notevole.

Lo è anche per i politicanti, specie quelli di governo: così presenti che pare siano stati loro i primi a prestare soccorso.

Lo sarà per le imprese che saranno coinvolte nelle opere di ricostruzione, ufficiali e non.

Vuoi vedere che trattasi di "azione divina mirata" allo stimolo di una pronta ripresa economica?

***

A me le vignette di Vauro non hanno fatto ridere. Penso che non abbiano fatto ridere nessuno. Al massimo, avranno stimolato qualche sorriso che subito si è trasformato in smorfia di amarezza. Certamente Vauro, che è persona seria e conoscitrice delle sofferenze umane, non si aspettava niente di diverso, non ha certo pensato: guarda ganze 'ste vignette che t'ho fatto! ora li fo piscia' addosso dalle risate! Ovviamente, non tutti sono allenati a cogliere l'ironia ed il sarcasmo (di cui la satira si serve per denunciare le ingiustizie), per cui ci si può anche aspettare che molti non abbiano apprezzato le vignette e le abbiano trovate di cattivo gusto.
Ma giudicarle "gravemente lesive dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico" mi pare incredibilmente fuori luogo, pretestuoso e dunque strumentale.
Questo è un genere di malafede veramente ripugnante.
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giovedì, 09 aprile 2009
Oh perbacco! Pare che in Italia non si rispettino le leggi, le normative, e le regole dell'arte! Chi l'avrebbe mai detto!

***

Il sistema è complesso. I soggetti coinvolti sono tantissimi, così tanti che interessano praticamente tutto il tessuto sociale: politici, grandi imprenditori, piccoli imprenditori, grandi criminali, piccoli criminali, operai, commercianti, proprietari. E' per questo che attribuire colpe e responsabilità è così difficile: ce n'è un po' per tutti.

Bene o male tutti lo sappiamo, o lo sentiamo, anche senza esserne consapevoli. Perché c'è una cultura malata che condividiamo tutti. E allora quando succedono certe disgrazie ci muoviamo e ci commuoviamo tutti, e ci diamo da fare, e ci preoccupiamo, e cerchiamo di dare una mano, e facciamo offerte, e mandiamo beni. Ed è giusto e utile che lo facciamo. Ma è triste il dover sospettare che sia un recondito e collettivo senso di colpa a muoverci.

***

La spiegazione di tutto è in un numero: 30%.

Questo è ciò che si deve spendere in più per costruire una casa rispettando tutti i sacri crismi dell'ingegneria antisismica, anziché con le tecniche edilizie tradizionali. Altro che il 3-4 % che qualcuno ha scritto in questi giorni.
Si può costruire una casa spendendo 200 000 euro, oppure 260 000: la differenza è un bel gruzzoletto.

Percentuali analoghe si risparmiano anche quando non ci facciamo fare la fattura dal dentista. Certo, le cifre in gioco sono enormemente diverse, ma la mentalità è la stessa.


***

Annozero. Ruotolo inviato dall'Aquila. Uno straziante servizio mostra la distruzione, ed il dolore composto e dignitoso degli aprutini. Il tutto però accompagnato da bellissime musiche di Piovani, e sinceramente non riesco a capire che bisogno c'era.
Mi disgustano queste piccole cose, ma sarò strano io.

***

Che bello! Grazie ai solerti informatori televisivi, gli italiani stanno rapidamente diventando esperti di geofisica, sono ormai in grado di parlare con disinvoltura di sciami sismici e prevedibilità, conoscono le salvifiche tecnologie giapponesi che faranno restare in piedi le nostre case.
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categoria:res publica, societĂ , aberrazioni
sabato, 28 marzo 2009
A proposito di fascismo, e di cosa può voler dire questa parola oggi.

tv.repubblica.it/copertina/borghezio-lezioni-di-fascismo/31106
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categoria:res publica, societĂ , aberrazioni
domenica, 01 marzo 2009
Mi è capitato di visitare un interessante blog, sul quale sono intervenuto con un commento relativo alla "questione nucleare" (sulla quale mi sono già soffermato qui qualche mese fa).

Siccome volevo fare un nuovo post sull'argomento, ho pensato di riciclare qui quel commento, giusto per non dire le cose due volte.



Non è vero che il nucleare non sia suffientemente sicuro: lo è molto più di molte altre scelte che, più o meno consapevolmente, accettiamo. Scajola ieri sera ha detto una cosa vera e dimostrabile (con numeri): nell'ambito delle attività industriali svolte dall'uomo, l'industria nucleare è tra le più sicure, se non la più sicura in assoluto. Non mi soffermo sul fatto che i concetti di sicurezza e rischio sono relativi, perché immagino sia ovvio per tutti.

Non è vero che "III generazione" significa tecnologia obsoleta, mentre "IV generazione" significa tecnologia nuova e sicura. Al contrario: la III è basata su una vasta esperienza aquisita in decenni su centinaia di reattori, con in più i benefici dei più recenti miglioramenti; la IV, in quanto radicalmente nuova nei concetti di base, è supportata da esperienza operativa pressoché nulla. E poi, semplicemente non c'è ancora, e non ci sarà per un bel po', per quanto volenterosi potessimo essere nel sostenere la ricerca.

Non è vero che il problema delle scorie è irrisolto, perché esistono soluzioni. Sono soluzioni pratiche, ineleganti e poco romantiche, tipo la sepoltura in luoghi sicuri. Basta solo capire che non c'è niente di male, visto che siamo abituati ad accettare cose molto peggiori.

Non è vero che il nucleare voglia imporsi come alternativa alle rinnovabili: deve coesistere con esse. Basta capire che la soluzione ottimale è la diversificazione, il mix energetico. E soprattutto che è assolutamente indispensabile smettere di bruciare petrolio: perché è poco, e deve essere destinato ad usi più nobili.

Non è vero che il nucleare inquini: non emette gas serra, non emette sostanze tossiche e nocive.

Non è vero che il nucleare costa troppo e che gravi sulle finanze pubbliche. Le centrali nucleari le costruiscono delle imprese, che investono, si fanno prestare i soldi, poi vendono, incassano, pagano i debiti, e lucrano. Dietro la produzione di energia elettrica dell'eolico c'è esattamente lo stesso meccanismo (con in più gli aiuti dello Stato, credo...). Comunque la questione va posta nel modo che ha suggerito Andrea nel suo commento di ieri.
In ogni caso i budget in gioco sono enormi (tipo 5 miliardi di euro a centrale), e la gestione finanziaria di un tale progetto è tutt'altro che banale.

Non è vero che in Italia non si faccia ricerca sul nucleare. Poca, ma se ne fa. E non è andato tutto perduto dall'87: qualcuno, con enormi sacrifici, si è dato da fare è ha tenuto le competenze in caldo. E certa industria (Ansaldo, per esempio) dal nucleare non è mai uscita.

E ce ne sono molte altre che è difficile per me affrontare qui in maniera sintetica.

In conclusione:
- Ritengo che il nucleare sia una tecnologia sufficientemente sicura, socialmente accettabile, vantaggiosa dal punto di vista economico e ambientale e per lo sviluppo tecnologico e scientifico di un paese? Sì, certamente.

- Ritengo che l'Italia sia pronta per un ritorno al nucleare? No, affatto. A causa di una grossa deficienza culturale (in merito) nell'opinione pubblica che impedirebbe una serena accettazione; è il risultato di una sistematica manipolazione dell'informazione da parte di coloro che hanno usato la propaganda antinucleare per acquisire consenso politico, irresponsabilmente, noncuranti dell'enorme danno arrecato al paese. A causa poi dell'incapacità delle parti politiche che a turno ci governano di mantenere ciascuna gli impegni a medio-lungo termine presi dall'altra, e di vedere anche oltre la pur legittima lotta politica. A causa anche della tendenza degli attuali governanti ad "imporre" soluzioni anziché proporle persuadendo. E un po' anche a causa di una spiacevole caratteristica dell'Italia intera: le mafie, e certe mentalità che le nutrono, le quali credo che potrebbero confliggere con la "garanzia della qualità", indispensabile per garantire nei fatti la sicurezza promessa a parole.
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mercoledì, 18 febbraio 2009

veltroni_123
Al PD è mancato un qualcosa. Una L.
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categoria:res publica
giovedì, 18 dicembre 2008
Basta. E' arrivato il momento di dire basta, senza esitazioni, senza false ed ipocrite remore etico-religiose.
L'eutanasia deve essere consentita, mentre non deve essere più consentito di poter assistere inutilmente a lunghe e strazianti agonie che non fanno altro che alimentare intellettualismi perversi, mentre annullano l'umanità e la dignità.

Basta dunque. E' arrivato il momento di sopprimere il Partito Democratico.

postato da: fabioret alle ore 12:46 | Permalink | commenti (4)
categoria:res publica, aberrazioni